Stanotte ho finito di leggere
La Spedizione della V Flotta di
Edmond Hamilton, maestro indiscusso della
space opera.
Soprannominato
World-Saver Hamilton (letteralmente
Hamilton Salvatore del Mondo),
Hamilton era caratterizzato da una prosa semplice ma illuminata da splendidi squarci narrativi. Capace di giocare con i mondi e le stelle come un bambino gioca con le biglie,
Hamilton è lo scrittore per il quale è stata creata la definizione di
sense of wonder, cioé di quell'elemento favolistico ed epico dell'avventura che affascina e stupisce, pur nella sua ingenuità.
La Spedizione della V Flotta è l'ultimo libro della cd.
Trilogia delle Stelle (
La Stella della Vita,
Gli Incappucciati d'Ombra e
La Spedizione della V Flotta), tre opere che, pur avendo ben poco in comune, sono considerate una ideale trilogia tematica in quanto pubblicate tutte dalla
Doubleday a distanza di un anno l'una dall'altra, e per la presenza ricorrente nel titolo (originale) della parola "Stella".
La trama. La
Federazione dei Mondi Uniti è composta da cinque settori, e ogni settore conta diversi sistemi abitati da umani e umanoidi. Per duecento anni la Terra è stata al centro del governo federale, ma ormai la sua supremazia e il suo prestigio sono solo un ricordo. Questo è l'epico racconto della spettacolare battaglia che la
Quinta Flotta, guidata dal
Capitano Birrell, dovrà combattere in piena fascia degli asteroidi, la regione del sistema solare compresa fra le orbite di Marte e Giove, per la difesa della vecchia Terra dalle brame del governatore del lontano Settore di Orione.
In tutta onestà, pur adorando io
Hamilton, devo ammettere che, a primo impatto, avevo iniziato a trovare il libro un po' ostico: si apre con la descrizione di una battaglia stellare in piena regola (non ancora quella centrale,
of course); l'
incipit risulta quindi piuttosto lento e farraginoso ma... dopo la prima trentina di pagg., ovvero non appena
Birrell e sua moglie giungono sulla Terra, il romanzo inizia a mostrare davvero la sua indiscutibile qualità, tanto da risultare difficile staccarsene se non quando il sonno diventa tale da non consentire un'adeguata comprensione di quello che si sta leggendo.
La Spedizione della V Flotta è altresì l'essenza della fantascienza nella sua epoca d'oro. Leggere
Hamilton significa scoprire le origini della
space opera: lo scrittore ha infatti sviluppato - coerentemente in tutta la sua opera - la storia dell'uomo non più su piano planetario, bensì su scala intergalattica, descrivendo delle Federazioni di mondi decenni prima di
Star Trek, dei pianeti uniti da una fitta rete di comunicazioni, e delle armi talmente prodigiose da poter distruggere intere stelle (qualcuno sta pensando alla
Morte Nera di starwarsiana memoria?
Hamilton ha descritto i "distruttori di stelle" decenni prima!). Certo: la superscienza e la supertecnologia hamiltoniana occasionalmente lasciano spazio a situazioni davvero ingenue, v. le comunicazioni che impiegano minuti per arrivare a destinazione o il fatto che sulla Terra si guidano ancora normalissime automobili; ma l'epoca
pulp era così... la fantasia arrivava a migliaia di anni nel futuro, ma non riusciva a svincolarsi da certi cliché.
Bello - rutilante - pura avventura, sebbene non il miglior romanzo di
Edmond Hamilton.