Un altro gigante della
fantasy ci ha lasciati.
David Eddings si è spento nella sua casa nella notte del 2 giugno u.s., a settantasette anni d'età, a poco più di due anni di distanza dalla dipartita della moglie
Leigh Eddings, coautrice dei suoi ultimi romanzi.
Sinceramente: non sapevo che
Eddings fosse morto, l'ho saputo solo oggi. E pensare che ho iniziato a leggere
fantasy proprio con lui. E' vero che ho letto
La Storia Infinita di
Michael Ende già da ragazzino sulla scia del fortunato film di
Wolfgang Petersen (ma questa è un'altra storia...

), ma iniziai a leggere seriamente il
fantasy solo all'età di tredici o quattordici anni quando - durante l'attesa dell'autobus all'uscita di scuola (frequentavo l'
Istituto Tecnico Commerciale) - notai, sul tavolo centrale della libreria che frequentavo,
I Guardiani della Luce, primo bellissimo volume del secondo ciclo de
La Belgariade. Acquistati e divorati tutti e cinque i romanzi del ciclo, mi procurai anche i cinque libri del primo ciclo... e m'innamorai del
fantasy! Tutto il resto venne dopo, compresi
Terry Brooks,
J.R.R. Tolkien e
Robert E. Howard.
Creatore di saghe famosissime, che hanno contribuito in maniera determinante a rinnovare il genere,
Eddings è stato narratore appassionante, con prosa fluida, a tratti ironica, capace di coniugare - grazie alla sua capacità di creare «personaggi complessi e affascinanti», un
background storico-politico credibile e una geografia di un mondo alternativo - l'eroismo alla migliore tradizione del
romance fantastico.