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"La fantascienza non è una profezia, ma una proiezione appassionata dell'oggi su di un avvenire mitico:
e per questo aspetto partecipa della letteratura e della poesia
" (Sergio Solmi, 1959)

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mercoledì, 18 novembre 2009

La Trappola Spaziale. Commento

Oggi, causa influenza (suina?) che mi sta imprevedibilmente (e forzatamente) costringendo a casa, ho letto - a tempo di record - La Trappola Spaziale di Jack Williamson.
Jack Williamson è l'altro grande scrittore della fantascienza avventurosa; pioniere della space opera come Hamilton ma più orientato, rispetto a quest'ultimo, verso una maggiore speculazione scientifica e tecnologica.
La Trappola Spaziale è una classica storia degli Anni d'oro della fantascienza. I fratelli Ben e Jeff Stone sono esploratori: si avventurano nell'iperspazio per giungere in quadranti sconosciuti dell'universo, distanti migliaia di anni-luce dalla Terra; qui installano dei "fari" che serviranno a fornire delle coordinate sicure per i viaggi che seguiranno. Ma Ben, direttosi verso Topazio, viene dato per disperso; toccherà al fratello minore Jeff, accompagnato da Buz, uno strano animaletto alieno mimetico dotato di particolari qualità, e da Lupe, l'unica in grado di comprendere il linguaggio di Buz, guidare una missione di soccorso per il fratello.
Il romanzo è godibilissimo e presenta alcune interessanti trovate: innanzitutto il concetto di iperspazio, una dimensione ulteriore dello spazio dove è possibile viaggiare più velocemente della luce; l'escamotage è stato inventato da Williamson, sebbene sia stato reso noto solo più tardi al grande pubblico, da Guerre Stellari; poi l'interessante natura di Buz che è quella di un essere multiplo, ovvero facente parte di un collettivo con un'unica grande mente; infine la geniale descrizione degli abitatori di Topazio: la stella è circondata da un anello di detriti rocciosi come Saturno; qui vivono i cd. "saltarocce", esseri energetici intelligenti basati sul metallo, che tessono attorno alla stella una ragnatele di fil di ferro.
Unico appunto da fare al libro, in quanto tale, è la presenza abnorme di refusi, errori di stampa e di ortografia: triple consonanti, occasionale assenza di vocali, articoli fantasma e nomi che cambiano (Jeff una volta è diventato Jaff). Nulla di grave ma decisamente imperdonabile per un libro del '78. Ma i Gemini lasciavano parecchio a desiderare.

postato da: fictionpub alle ore 23:07 | link | commenti
categorie: commenti e recensioni, salottino fantascienza
domenica, 15 novembre 2009

La Spedizione della V Flotta. Commento

Stanotte ho finito di leggere La Spedizione della V Flotta di Edmond Hamilton, maestro indiscusso della space opera.
Soprannominato World-Saver Hamilton (letteralmente Hamilton Salvatore del Mondo), Hamilton era caratterizzato da una prosa semplice ma illuminata da splendidi squarci narrativi. Capace di giocare con i mondi e le stelle come un bambino gioca con le biglie, Hamilton è lo scrittore per il quale è stata creata la definizione di sense of wonder, cioé di quell'elemento favolistico ed epico dell'avventura che affascina e stupisce, pur nella sua ingenuità.
La Spedizione della V Flotta è l'ultimo libro della cd. Trilogia delle Stelle (La Stella della Vita, Gli Incappucciati d'Ombra e La Spedizione della V Flotta), tre opere che, pur avendo ben poco in comune, sono considerate una ideale trilogia tematica in quanto pubblicate tutte dalla Doubleday a distanza di un anno l'una dall'altra, e per la presenza ricorrente nel titolo (originale) della parola "Stella".
La trama. La Federazione dei Mondi Uniti è composta da cinque settori, e ogni settore conta diversi sistemi abitati da umani e umanoidi. Per duecento anni la Terra è stata al centro del governo federale, ma ormai la sua supremazia e il suo prestigio sono solo un ricordo. Questo è l'epico racconto della spettacolare battaglia che la Quinta Flotta, guidata dal Capitano Birrell, dovrà combattere in piena fascia degli asteroidi, la regione del sistema solare compresa fra le orbite di Marte e Giove, per la difesa della vecchia Terra dalle brame del governatore del lontano Settore di Orione.
In tutta onestà, pur adorando io Hamilton, devo ammettere che, a primo impatto, avevo iniziato a trovare il libro un po' ostico: si apre con la descrizione di una battaglia stellare in piena regola (non ancora quella centrale, of course); l'incipit risulta quindi piuttosto lento e farraginoso ma... dopo la prima trentina di pagg., ovvero non appena Birrell e sua moglie giungono sulla Terra, il romanzo inizia a mostrare davvero la sua indiscutibile qualità, tanto da risultare difficile staccarsene se non quando il sonno diventa tale da non consentire un'adeguata comprensione di quello che si sta leggendo.
La Spedizione della V Flotta è altresì l'essenza della fantascienza nella sua epoca d'oro. Leggere Hamilton significa scoprire le origini della space opera: lo scrittore ha infatti sviluppato - coerentemente in tutta la sua opera - la storia dell'uomo non più su piano planetario, bensì su scala intergalattica, descrivendo delle Federazioni di mondi decenni prima di Star Trek, dei pianeti uniti da una fitta rete di comunicazioni, e delle armi talmente prodigiose da poter distruggere intere stelle (qualcuno sta pensando alla Morte Nera di starwarsiana memoria? Hamilton ha descritto i "distruttori di stelle" decenni prima!). Certo: la superscienza e la supertecnologia hamiltoniana occasionalmente lasciano spazio a situazioni davvero ingenue, v. le comunicazioni che impiegano minuti per arrivare a destinazione o il fatto che sulla Terra si guidano ancora normalissime automobili; ma l'epoca pulp era così... la fantasia arrivava a migliaia di anni nel futuro, ma non riusciva a svincolarsi da certi cliché.
Bello - rutilante - pura avventura, sebbene non il miglior romanzo di Edmond Hamilton.

postato da: fictionpub alle ore 22:40 | link | commenti
categorie: commenti e recensioni, salottino fantascienza
venerdì, 06 novembre 2009

Un Americano alla Corte di Re Artù. Commento

Ieri sera ho finito di leggere Un americano alla corte di Re Artù di Mark Twain.
Ai lettori non di genere il nome dell'autore dirà certamente qualcosa: Mark Twain è stato un importante scrittore, romanziere e letterato statunitense del XIX sec. I lettori di genere si chiederanno invece cosa c'entra Twain su questo blog, per giunta taggato come "fantascienza".
Presto detto: Un americano alla corte di Re Artù è stato un importante romanzo d'anticipazione - qualcuno lo classifica tra lo Steampunk - rappresentando uno dei primi esempi di viaggio nel tempo.
La trama. Morgan, un comune cittadino del Connecticut, a seguito di una botta in testa, si ritrova misteriosamente trasportato indietro nel tempo, all'epoca dell'Inghilterra medioevale del leggendario Re Artù. Morgan utilizza le proprie superiori conoscenze (d'altronde viene dal futuro!) per farsi strada nella società superstiziosa, brutale e ottusa in cui è capitato, ma alla fine diventa egli stesso vittima dei lati più oscuri della sua stessa mentalità moderna.
Il romanzo è straordinariamente scorrevole e gradevole, sebbene un po' presuntuoso, giacché esalta non poco l'intraprendenza americana: Morgan ottiene successo "inventando" anzitempo il telegrafo, la bicicletta, l'elettricità, e imponendo l'uguaglianza, una migliore sanità e l'educazione obbligatoria; mette alla berlina il Mago Merlino e diventa il primo consigliere di Camelot. Nel libro si trovano anche momenti di critica pungente al mondo contemporaneo e alla pratica oscurantista della Chiesa. Doveroso poi sottolineare il fatto che l'umorismo di Twain non ha nulla di scontato e riesce a far ridere ancora adesso.
In conclusione un classico da leggere, anche solo per l'aver ispirato tante pellicole cinematografiche e televisive (tra cui Non ci resta che piangere con Massimo Troisi e Roberto Benigni), e numerosi libri a venire (Crociata spaziale e Tre cuori e tre leoni di Poul Anderson, su tutti).

postato da: fictionpub alle ore 18:06 | link | commenti
categorie: commenti e recensioni, salottino fantascienza
martedì, 03 novembre 2009

La Leggenda di Beowulf. Commento

Ieri sera, più per curiosità (essendo questo una delle fonti dell'immaginifico capolavoro di J.R.R. Tolkien Il Signore degli Anelli), ho visto La leggenda di Beowulf.
Il film è di qualche anno fa, ma il motion capture e la grafica 3D fanno ancora la loro porca figura.
La pellicola racconta la leggenda di Beowulf, uno dei poemi epici sassoni più antichi (e anonimi), pur con le solite licenze hollywoodiane e la larga propensione verso la spettacolarità.
La trama. Un sontuoso festeggiamento nella reggia di Heorot, dimora del re danese Hrothgar ("interpretato" da Anthony Hopkins), sveglia Grendel, un mostruoso troll sensibile ai suoni, che si presenta nel salone e comincia a devastarlo uccidendo tutti quelli che gli si parano davanti. Il re lo affronta (scoprendosi dopo che ne è il padre) ma l'essere si dilegua fra le fiamme blu. Il re, quindi, chiede aiuto a qualche valoroso eroe e, in suo soccorso, arriva Beowulf, un grande guerriero dei geati. Beowulf affronta e sconfigge Grendel a mani nude, e viene nominato da Hrothgar nuovo re. Ma non è ancora finita: la madre del mostro, alla ricerca di un nuovo figlio, si presenta a Beowulf sotto le spoglie di splendida donna (Angelina Jolie) e con lui genera un figlio potente, questa volta un drago. Dopo decenni, ormai adulto, il drago si fa avanti e mette a ferro e fuoco la Danimarca e, sebbene anziano, Beowulf dovrà affrontarlo per proteggere il proprio regno; pur riuscendo a ucciderlo, morirà anch'egli nello scontro.
Che dire? Il film è gagliardo e l'ottima regia di Robert Zemeckis si vede! Personalmente poi, adoro il fantasy d'ambientazione vichinga (qualcuno ha nominato Olaf Spadarossa di H. Rider Haggard?).
Una storia di potere e tentazioni con qualche insegnamento - bellissima la frase di Beowulf quando si congeda dalla sua regina "Non ricordarti di me come re o come un eroe, ricordati di me come un uomo fallibile e imperfetto". Da vedere.

martedì, 29 settembre 2009

District 9. Commento

Ieri sera (approfittando che di lunedì si paga ridotto ) sono andato a vedere District 9: il trailer del film mi aveva infatti positivamente colpito, ma null'altro sapevo sulla riuscita della pellicola.
Nel post precedente dicevo come District 9 sarà destinato sicuramente, se non a diventare un classico, quanto meno a far parlare di sé: ha già incassato 100 milioni di dollari nei soli States, mentre in Nigeria è stato bandito poiché offrirebbe un ritratto negativo dei nigeriani, descrivendoli come gangster e cannibali.
La trama descrive un presente in cui gli alieni sono giunti tra noi vent'anni or sono - la loro astronave è sospesa nei cieli di Johannesburg, in Sud Africa - in cerca di aiuto, per rimanerci definitivamente suo malgrado, insieme al milione di passeggeri (denutriti, sporchi e in pessime condizioni di salute) che stava trasportando. Purtroppo in questo presente gli alieni vengono trattati come extra-comunitari, e dunque imprigionati in un centro profughi (il Distretto 9 del titolo, appunto) e chiamati "gamberoni" in modo dispregiativo. La convivenza tra umani e non-umani arriva, nel film, al limite della sopportazione e la popolazione locale - che già li emargina da decenni (le strade di Johannesburg sono piene di cartelli "For humans only") - inzia a chiedere a gran voce che "i diversi devono andarsene". Il Governo attua allora un'autentica migrazione di massa per spostare gli alieni in un'altra zona, fuori dal centro cittadino, più facilmente controllabile e gestibile. Inizia così un censimento e lo sfollamento, gestiti, con la forza, dalla MNU, società privata che non ha minimamente a cuore il benessere degli alieni, essendo in realtà interessata esclusivamente alle loro armi; armi che si azionano però solo con DNA alieno, rimanendo così inutili per noi umani.
Ad un certo punto accade l'inaspettato: Wikus, il capo che sovraintende le operazioni, viene infettato da un virus alieno che inizia a mutare il suo DNA, combinandolo con quello alieno. Wikus viene subito prelevato con la forza e sottoposto ad una serie di esami invasivi da parte degli scienziati dell'MNU. Perché lui è divenuto l'uomo più importante al mondo, essendo la chiave per controllare la tecnologia e le devastanti armi aliene! L'uomo riesce però a fuggire e si nasconde all'interno del Distretto 9. Poco a poco, Wikus entra a far parte della comunità aliena conoscendo nello specifico Christopher (nome assurdo per un extra-terrestre, NdR), alieno-padre che collaborerà con lui per permettere all'astronave madre di ripartire verso il proprio mondo.
Questo è District 9, pellicola che rilancia efficacemente un genere, quello dell'invasione aliena, da decenni ormai boccheggiante e ferma al classico stereotipo dell'invasore alieno cattivo. Stavolta infatti siamo noi umani i cattivi, il nemico della situazione, pronti ad ammazzarci l'un l’altro pur di impossessarci di armi mai viste prima, e capaci di fare cose impensabili ad un'altra razza, giunta fino a noi in pace e per ricevere soccorso. Siamo noi ad avere paura del diverso, a volercene disfare, a volerlo rinchiudere in dei veri e propri campi di concentramento. Il film è eccellente come denuncia sociale, specie se si considera che nella finzione i neri, che in Sud Africa hanno sofferto l'apartheid, trattano gli alieni così come facevano i bianchi con loro decenni prima.
Per tali motivi, vedere District 9 è inizialmente uno shock. La pellicola trascina dentro lo schermo, tra le slums di Johannesburg. Neill Blomkamp (il debuttante regista scoperto nel mondo degli spot televisivi, cortometraggi e videoclip da quel volpone di Peter Jackson) è bravissimo a dosare varie tecniche cinematografiche: dallo stile documentarista-giornalista, con tanto di finti telegiornali e interviste, alla telecamera à la Blair Witch project. Guardare il film è allora come aprire un pacco a più strati.
Visivamente il film è incredibile (Blomkamp con appena 30 milioni di dollari è riuscito a fare letteralmente miracoli), e il climax è crescente... tuttavia, dal momento dell'esposizione di Wikus al virus alieno, si assiste purtroppo ad una netta inversione: lo stile documentarista lascia spazio alla classica ripresa cinematografica ricca di azione, e il film si arricchisce di violenza e splatter freddi e coreografici, fino ad una scena di droidi in cui Wikus indossa un esoscheletro metallico à la transformer .
Durante il secondo tempo non ho fatto dunque altro che rigirarmi sulla poltroncina in attesa del "The End".
Quindi giudicate voi: per me, tutto considerato, giusto la sufficienza.

postato da: fictionpub alle ore 09:42 | link | commenti (1)
categorie: commenti e recensioni, cinema-tv-fumetti e games
lunedì, 07 settembre 2009

Batman: Arkham Asylum. Commento

Oggi finalmente ho potuto giocare, sulla mia XBOX 360, al videogioco evento di fine estate; quel Batman: Arkham Asylum sviluppato da Rocksteady per Eidos che è già entrato nel Guinnes dei Primati come "gioco più acclamato ispirato ad un supereroe" (il voto medio delle recensioni è stato infatti di 91/92 su 100!).
Per una serie di eventi, che non è il caso di raccontare, non sono riuscito ad avere una copia del gioco il day-one: al Gamestop di Reggio Calabria pare avessero meno copie dei pre-order, ed io - che avevo annullato la prenotazione - ho dovuto ripiegare acquistandolo su iBS (benedetto sia iBS!).
Il Cavaliere Oscuro colpisce ancora. Annunciato poco dopo l'uscita del secondo film di Christopher Nolan, Il Cavaliere Oscuro, e dunque in piena batmania dilagante, il titolo Rocksteady ha guadagnato sempre maggiore credibilità dopo ogni nuova informazione rilasciata, generando nel tempo un hype crescente che, da potenziale tie-in (genere da sempre mediocre per natura), lo ha fatto divenire uno dei più importanti videogiochi di fine 2009. Il titolo ci catapulta nell'atmosfera fumettistica del batverso della prima metà degli anni Novanta: l'Uomo Pipistrello ha egregiamente superato la sua prima grande sconfitta (quella avvenuta ad opera di Bane nella Batman Saga) ed è più sicuro che mai di se stesso; è il periodo che precede gli eventi di Cataclisma e Terra di Nessuno... dunque un Crociato Incappucciato che affronta i cattivi storici (a mio avviso i migliori) quasi esclusivamente da solo (Dick Grayson veste da tempo i panni di Nightwing e vigila ormai sulla vicina Blüdhaven, mentre Robin III ha abbandonato il ruolo del classico partner fisso, preferendo anch'egli agire spesso in solitario), servendosi semmai dell'aiuto di Oracolo. Il plot narrativo è tanto semplice quanto efficace: come nell'omonima graphic novel di Grant Morrison e Dave McKean, il manicomio criminale di Gotham City è caduto sotto il controllo del Joker, che ha altresì liberato tutti i freaks ivi rinchiusi, il che costringe il nostro Cavaliere Oscuro ad un gioco perverso; ripulire tutti i reparti di Arkham fino allo scontro finale col folle Joker. E fortunatamente le somiglianze con la su citata graphic novel si fermano qui, perché il videogioco presenta una trama completamente nuova e per nulla scontata, supervisionata personalmente da Paul Dini ('sti cazzi!).
Ludicamente parlando la Rocksteady ha imbastito un gameplay profondo e variegato. Si va dalle sessioni action, altamente spettacolari ma al contempo accessibilissime (grazie ad un sistema di controllo che permette di inanellare spettacolari combo con la pressione di pochi tasti), a sessioni stealth (grazie ad un visore, analogo a quello visto nel film Il Cavaliere Oscuro, Batman può vedere attraverso le pareti, ovvero verificare lo stato d'allerta dei nemici). Ovviamente non manca l'uso dei gadget della WayneTech (su tutti il batarang, tra l'altro potenziabile nel corso del gioco, ma anche il rampino e il gas esplosivo) e della nostra materia grigia... il protagonista è infatti pur sempre un detective e dunque non mancheranno gli enigmi (nel caso proposti dall'Enigmista). Farsi strada nel manicomio non sarà dunque solo questione di pigiare a più non posso sul controller: dovremo pianificare l'attacco e agire nell'ombra, magari piombando sui nemici dall'alto lanciandoci da un gargoyle!
Tecnicamente Batman: Arkham Asylum si presenta benone. La grafica è mossa dall'ottimo Unreal Engine 3.0 ed è sempre fluida. Le animazioni, specie quelle del Batman, sono eccellenti. Unica pecca, l'aspetto legnoso e un po' plasticoso dei personaggi. Le musiche sono coinvolgenti, mentre il doppiaggio audio, interamente in italiano, è stato affidato alle stesse "voci" del cartone animato andato in onda su ItaliaUno alcuni anni fa.
In conclusione un prodotto di assoluto valore che certamente non mancherà di influenzare le future produzioni del genere; un'esperienza ludica sempre varia e divertente che offre la sensazione di guidare un uomo implacabile, forte e determinato (come disse mio nipote, "quando gioco con Batman mi sento onnipotente"). Un must have dunque non solo per gli appassionati del Cavaliere Oscuro, ma per tutti i boxari che amano gli stealth game misti.
Peccato solo per l'assenza di importanti villains (v. Due Facce, Mr. Freeze, Catwoman, il Cappellaio Matto, Man-Bat e il Pinguino), ma ci sarà sicuramente un seguito che rimedierà tale carenza. Avrei poi preferito - ma è solo un bisogno personale - un character design più "cinematografico", con un costume per Batman tutto nero à la Tim Burton e un design del Joker più vicino alla recente incarnazione di Heath Ledger... ma non si può volere tutto dalla vita!
Sotto il trailer contenuto nella demo.

postato da: fictionpub alle ore 22:25 | link | commenti (2)
categorie: commenti e recensioni, cinema-tv-fumetti e games
martedì, 18 agosto 2009

I fratelli Grimm e l'incantevole Strega. Commento

Ieri sera, in streaming, ho visto I fratelli Grimm e l'incantevole Strega, film del 2005 diretto da Terry Gilliam. La pellicola racconta una versione mooolto romanzata della vita dei fratelli Grimm: una vita i cui eventi sono riccamente mescolati con le vicende narrate nelle fiabe tramandateci dai famosi scrittori tedeschi.
La trama. Nella Germania da poco occupata da Napoleone, i fratelli Grimm, Jacob (interpretato dal compianto Heath Ledger) e Wilhelm (un sempre bravo Matt Damon), veri e propri truffatori, si godono la vita fingendosi esorcisti e cacciatori di creature soprannaturali. Tra i due, però, frequenti sono i dissapori: Wil è razionale e ama spassarsela, Jake è introverso, sognatore e scrive fiabe. I due "cialtroni raccontaballe" vengono però scoperti dalle autorità francesi che li assoldano per risolvere il mistero del piccolo villaggio di Marbaden: nella foresta che circonda il paesino stanno infatti misteriosamente scomparendo delle bambine. I fratelli scopriranno che dietro ai rapimenti si nasconde un oscuro incantesimo le cui fila sono tirate da una Strega centenaria (la stupenda Monica Bellucci), che ha bisogno del sangue di dodici fanciulle per ritornare giovane e bella.
Il film è visionario, di indubbio impatto visivo; un vero e proprio ottovolante di situazioni e personaggi tratti dalle fiabe popolari raccolte dai due Grimm (non sempre facili da cogliere e, invero, non sempre ispirati dalle fiabe dei protagonisti), capace di trascinare lo spettatore fino allo scontato lieto fine del "e vissero per sempre felici e contenti".
Insomma: una vera e propria favola dai toni dark e gotici che regala ataviche suggestioni infantili fatte di boschi maledetti e streghe cannibali, e che si lascierà sempre rivedere con piacere.

postato da: fictionpub alle ore 10:56 | link | commenti
categorie: commenti e recensioni, cinema-tv-fumetti e games
lunedì, 03 agosto 2009

La Leggenda di Druss. Commento

Ieri sera ho finito di leggere La Leggenda di Druss di David Gemmell.
Gemmell fa parte di quella schiera di autori fantasy fin troppo sottovalutati da quei lettori "bamboccioni" che sono più alla ricerca dell'ultimo best-seller pluripremiato che di un autentico capolavoro drammatico. Già, perché Gemmell non ha mai vinto grandi premi letterari; ciononostante La Leggenda di Druss è a pieno titolo un capolavoro del fantasy moderno: grandioso nella trama, ricca di colpi di scena e arricchita da battaglie cruente, splendidamente descritte dal punto di vista tattico e militare, La Leggenda di Druss s'inserisce nella Saga dei Drenai, ma è apprezzabilissimo anche come titolo a sé stante. Per inciso, e ad uso e consumo di chi è convinto che tutto il fantasy si riduca a storie ambientate in un medioevo fantastico popolato da creature provenienti dal pantheon nordico: il fantasy gemmelliano è di tipo storico; elimina creature magiche a favore di una più vivida rappresentazione della realtà narrata, ed è principalmente ambientato nelle highlands, la regione montuosa della Scozia.
La trama. Nella terra di Vagrian bande di scorridori terrorizzano e saccheggiano pacifici villaggi e, un giorno, la loro furia si abbatte su quello in cui vive Rowena, un'affascinante donna dagli occulti talenti, che viene rapita insieme alle altre giovani donne del villaggio per essere venduta come schiava. Ma Rowena è la donna di Druss, un guerriero audace fino alla follia, che si mette immediatamente sulle tracce dell'amata. Inizia così uno straordinario ed avventuroso viaggio attraverso le terre dei Drenai che ha i sapori e i toni dell'autentica saga epica... perché la vendetta di Druss sarà spietata.
Degno erede degli eroi howardiani, Druss è violento, collerico, possente e feroce; eppure debole senza l'unica donna che lo abbia mai amato e con la quale il suo spirito indomito trova la pace. Il romanzo (invero composto da quattro "libri") si sviluppa lungo un periodo di sette anni (ma l'epilogo giunge fino alla vecchiaia di Druss): il tempo necessario all'eroe per ritrovare l'amata; che è anche un arco di tempo durante il quale Druss diventa una leggenda e cresce, imparando a controllare il proprio odio e la propria ira; poiché solo un codice d'onore distingue un guerriero da un assassino. Durante la ricerca mi sono sentito angosciato con Druss ogni qual volta il guerriero si avvicinava a Rowena per poi perderne improvvisamente le tracce, e mi sono commosso con lui quando si scopre che la donna, persa la memoria e dimenticatasi di Druss, si è felicemente risposata.
Un classico da recuperare sul mercato dell'usato e da leggere assolutamente.

postato da: fictionpub alle ore 18:37 | link | commenti
categorie: commenti e recensioni, salottino fantasy
giovedì, 25 giugno 2009

La Terra Dimenticata dal Tempo. Commento

Ieri sera ho finito di leggere - a tempo di record (in pochi giorni appena) - La Terra Dimenticata dal Tempo di Edgar Rice Burroughs.
Burroughs fa parte della schiera degli autori d'avventura più letti nella storia della narrativa mondiale (basta pensare, su tutti, ai cicli di Tarzan e di John Carter di Marte). Narratore nato, con spiccate doti immaginative ed una predilizione per l'avventura sbrigliativa e romantica, Burroughs contribuì tantissimo alla nascita della moderna Science Fantasy e al filone dei "Mondi Perduti", molto in voga alla fine dell'Ottocento.
L'edizione de La Terra Dimenticata dal Tempo in mio possesso è un libro di una quarantina di anni fa (ediz. Giunti-Marzocco), oggi decisamente fuori commercio. Presenta qualche piccola incoerenza nella traduzione, ma dovrebbe essere "integrale". Il romanzo è parente stretto di altri classici come Viaggio al Centro della Terra di Jules Verne e Il Mondo Perduto di Arthur Conan Doyle, e come essi è grandemente ingenuo ma immensamente godibile nella lettura.
La trama. Nel corso della Prima Guerra Mondiale un sommergibile tedesco affonda un mercantile britannico. I naufraghi del mercantile vengono presi a bordo e riescono ad impadronirsi del sommergibile, che però viene dirottato da un ufficiale tedesco che manomette la bussola. Il sommergibile giunge così ad una isola sconosciuta, chiamata Caprona, nei pressi dell'Antartide, rimasta allo stadio primitivo e popolata da dinosauri, animali preistorici e tribù di cavernicoli.

postato da: fictionpub alle ore 11:12 | link | commenti
categorie: commenti e recensioni, salottino fantascienza
domenica, 21 giugno 2009

WALL-E. Commento

Se credete che una storia d'amore tra due robot - l'uno "spazzino" di sesso maschile, l'altra "ricognitrice" dalle fattezze femminili - possa lasciarvi indifferenti, be'... non avete visto WALL-E! Perché questo straordinario e bellissimo lungometraggio animato, il nono di Disney-Pixar, porta con sé una incredibile verità: l'amore trascende il tempo, la mente e la carne, e la sua intensità è pari tanto tra esseri umani quanto tra animali e (nel caso del presente film) intelligenze artificiali. Perché l'amore è sentimento puro di affezione che va oltre l'attrazione fisica, e qualsiasi sua espressione non può assolutamente lasciare indifferenti (il sottoscritto si è commosso...).
WALL-E, pellicola dedicata a Justin Wright, animatore Disney-Pixar drammaticamente morto nel 2008 a soli ventisette anni, è ambientato sulla Terra del 2805; una Terra devastata sulla quale l'inquinamento è a livelli tali che la superficie del pianeta è ricoperta solo da immondizia e pervasa dalla radioattività. Per ovviare alla situazione di emergenza, la Buy'n'Large, una corporazione che ha assunto il governo del mondo, ha costruito un'enorme nave spaziale, la Axiom, sulla quale imbarca (nel 2105) l'umanità per cinque anni, mentre sulla Terra un esercito di WALL-E fa pulizia. Ma qualcosa va storto e nel 2110 la missione di rientro non ha luogo, dato che l'elevato livello di inquinamento/radioattività terrestre permane. Uno dei robot però è rimasto ancora in funzione - il protagonista del film - e il suo incontro con il ricognitore EVE, un robot femmina avente il compito di verificare lo stato di vivibilità del nostro pianeta, darà via ad una serie di divertenti eventi e ad una tenerissima storia d'amore.
Dal canto suo, la nave Axiom vaga nello spazio da settecento anni ormai, portando con sé gli uomini nella sua infinita crociera; uomini che - a causa della continua sedentarietà - sono diventati obesi ed incapaci anche del più piccolo sforzo. Ma l'intervento di WALL-E, che nella sua secolare solitudine ha intanto sviluppato una vera e propria personalità (grazie all'amicizia con uno scarafaggio, alla visione di VHS e all'ascolto di musica, rendendo così omaggio a quel cult della fantascienza cinematografica robotica, Corto circuito, al cui protagonista Numero 5 è palesemente ispirato), riporterà gli uomini sulla Terra (tornata nel frattempo fertile) per una nuova rinascita.
WALL-E è un lungometraggio da vedere, rivedere e possedere, magari in alta definizione. Porta con sé alcune divertenti citazioni (WALL-E possiede un iPod video e suona come un Mac quando si accende) e scomode verità: le accuse della pellicola allo stile di vita moderno non si limitano infatti solo all'inquinamento, ma anche al consumismo e all'obesità, conseguenza diretta di uno stile di vita troppo rilassato e troppo affidato alla comodità delle macchine - e questo, da uno come Jobs che i computer li costruisce, è un po' ambiguo.
Ma resta un piccolo grande capolavoro di animazione.