Sovente ho discussioni con mia cognata circa la qualità di quel che leggo. Stando al suo pensiero, tutto il
fantasy è riconducibile al modello
tolkeniano (maghi e folletti che lottano contro il cattivo di turno in un contesto squisitamente medievale), mentre la fantascienza è assimilabile
in toto al tipo "superscientifico"
à la Campbell (avventure spaziali ai confini della galassia su enormi astronavi ipertecnologiche e scontri con alieni dalla discutibile credibilità).
Solitamente passo sopra l'ignoranza della mia parente (dove con "ignoranza" intendo "mancata conoscenza dell'argomento"), evitando di iniziare battibecchi che probabilmente non porterebbero a nulla di buono: lei resterebbe nelle sue convinzioni, ed io ne guadagnerei solo un gran mal di testa!
Scrivo questo post nella speranza di far capire, non solo a lei ma a tutti coloro che minimizzano la qualità della narrativa-di-genere (chi non ricorda l'espressione, alquanto infelice, di
Mike Bongiorno che definiva tutto il genere come "fantascemenza"?), che i due generi letterari di cui sopra hanno piena dignità artistica, al pari dei più blasonati (romanzo storico, giallo,
mainstream), e certamente molto di più dei discutibili
best seller di
Dan Brown,
Stephenie Meyer e
J.K. Rowling.
In difesa del fantasy. Per quanto attiene il
fantasy, devo ammettere in coscienza che mia cognata non ha tutti i torti. Il
fantasy non richiede quel rigore, quella persuasività e quella coerenza - scientifici o presunti tali - della fantascienza, ma va preso così com'è ed accettato nella sua illogicità e fantasticheria: è un genere di letteratura che accoglie al proprio interno il magico e il metafisico, e racconta quasi sempre (nonostante i suoi sottogeneri -
heroic fantasy,
sword and sorcery e
high fantasy - presentino tra loro notevoli diversità) del perenne scontro tra il Bene e il Male. Certo:
Robert E. Howard, con le sue affascinanti figure antieroiche, insegna che non necessariamente l'eroe protagonista dev'essere "senza macchia e senza paura", e che non sempre costui combatte per la giustizia o per la pace del suo mondo, potendo quantunque farlo per il proprio tornaconto personale (la conquista di una donna, di un regno o di un tesoro, l'assassinio di un nemico, e così via discorrendo). E sebbene spesso e volentieri il
fantasy ricalchi il modello codificato nella seconda metà dell'Ottocento da
William Morris (vicenda fantastica ambientata in un mondo e in un tempo immaginari tipicamente medioevali - epoca particolarmente adatta giacché l'assenza delle armi da fuoco porta i personaggi ad uno scontro corpo a corpo e quindi a gesta "eroiche" - arricchita da elementi e popolata da creature ispirati alla mitologia nordica), modello a cui, a sua volta, si è ispirato il più famoso
J.R.R. Tolkien, non necessariamente tutto il genere è ricondubile in tal senso: il contesto magico è ritrovabile anche in opere dall'ambientazione contemporanea (si pensi al ciclo de
Il Demone, il Verbo e il Vuoto di
Terry Brooks) o tecnologica (i cicli di
Dune di
Frank Herbert,
Darkover di
Marion Zimmer Bradley e
Guerre Stellari), presentando in tali casi una mitologia propria e del tutto originale. Rappresentativo, da questo punto di vista, è il
supernatural fantasy, un sottogenere di stampo orrorifico che presenta una propria cosmogonia di creature e divinità che insediano l'animo umano (
Algernon Blackwood,
lord Dunsany, il citato
Howard,
H.P. Lovecraft,
Arthur Machen e
C.A. Smith). Sostenere poi che la narrativa
fantasy è "sempre la stessa storia" o affermare "non lo leggerò mai" è un grave insulto nei confronti di tutti quei classici letti, abusati e studiati a scuola, dei quali abilmente si tacciono le origini. Il
fantasy è infatti il genere letterario più antico in assoluto, risalendo o essendo rintracciabile in opere quali: l'epica sumerica dell'
Epopea di Gilgamesh, i testi teosofici e mistici, l'
Iliade e l'
Odissea di
Omero, le saghe medioevali, celtiche e nordiche, il poema cavalleresco, la
Tempesta e
Sogno di una notte di mezza estate di
William Shakespeare, il
Peter Pan di
James Barrie e
Alice nel Paese delle meraviglie di
Lewis Carroll. Ma non di meno è insulto per il
fantasy moderno. Autori quali il già citato
Tolkien ed
E.R. Eddison, hanno dedicato l'intera loro vita per mettere su carta le proprie fantasie. I loro capolavori (
Il Signore degli Anelli nell'un caso,
Il Serpente Ouroboros nell'altro) sono due romanzi dal valore indiscutibile e rappresentano l'apice stilistico della narrativa
fantasy, essendo il primo un ritorno intenzionale alla sofisticata prosa del dramma elisabettiano e shakespeariano, il secondo
la summa di tutte le conoscenze linguistiche e letterarie del
Tolkien professore. Ancora:
Poul Anderson, con la sua opera che mescola il fantastico alla tradizione, dimostra che anche il
fantasy classico non è affatto vincolato alle regole
morrisiane. I suoi
Regina dell'aria e della notte e
I figli del Tritone sono, ad es., rielaborazioni di antiche ballate danesi, mentre
Tre cuori e tre leoni chiaramente rimanda a
Un americano alla corte di Re Artù di
Mark Twain. Ma anche la moderna
big fat fantasy merita tutto il rispetto possibile: questi epici e monumentali cicli (su tutti
La Ruota del tempo di
Robert Jordan) sono dei veri e propri
Guerra e Pace fantasy, in quanto ricostruzioni minuziose (
aka: anni di lavoro) non solo delle storie di intere culture che si scontrano attraverso i continenti e le epoche (muovendosi in trame caleidoscopiche e in battaglie splendidamente descritte dal punto di vista tattico-militare), ma anche di religioni e lingue fittizie, glossari terminologici e cartine geografiche.
In difesa della fantascienza. Andando alla fantascienza va innanzitutto specificato quanto il termine italico per definire il genere sia scorretto. Nato dalla contrazione della iniziale espressione "scienza fantastica" (a sua volta grossolano tentativo di traduzione dell'inglese
science fiction), fa pensare ad una
applicazione fantasiosa della scienza, piuttosto che ad un genere narrativo che
specula sulla scienza, come la definizione originale vuol significare. La fantascienza è un tipo di narrativa che fa della scienza il suo fuoco tematico: si può dire che essa narra di storie "possibili" perché speculano su sviluppi futuri giustamente prevedibili. Ma "scienza" è da intendersi in
latu sensu: non solo tecnologia, viaggi nel tempo e genetica dunque, ma tutte le scienze umane, dalla teologia all'economia, dalla politica alla sociologia, dalla statistica alla storia. Ammetto che la fantascienza tecnologica, cd.
superscienza o
space opera di
Edmond Hamilton e
Jack Williamson, è abbastanza frivola e punta principalmente all'evasione (ma non per questo è priva di momenti d'interesse e di
sense of wonder); ma la "letteratura speculativa" è piena di romanzi ben più impegnati. D'altronde è statisticamente dimostrato come il livello culturale dei lettori di fantascienza è medio-alto

, essendoci tra questi giornalisti, architetti, ingegneri... Né va taciuto come la maggior parte degli scrittori stessi sono a loro volta scienziati, professori, matematici e studiosi di vario tipo. Si va dalla
new space opera di
David Brin,
Arthur C. Clarke e
Vernor Vinge, romanzi che per il loro dettaglio e l'accuratezza scientifica sovente hanno anticipato la reale frontiera scientifica, alla vera e propria fantascienza "alta", che si presta a chiavi di lettura molteplici, presente nelle antologie scolastiche e definita di volta in volta "romanzo allegorico", "utopìa", "distopìa", "ucronìa" e mai - ovviamente - "fantascienza". Sono questi gli scritti fondamentali del genere che evidenziano come fantascienza non sia sinonimo di "ghetto" narrativo o di marchio negativo imposto dalla cultura "seria": dalla
fantapolitica (
Il tallone di ferro di
Jack London e
1984 di
George Orwell) alla
fantasociologia (
Il pianeta delle scimmie di
Pierre Boulle,
Dramma d'avanguardia di
John Brunner,
Stato sociale: Amaranto di
Jack Vance, e molti racconti di
J.T. McIntosh); dalla
fantateologia (
L'undicesimo comandamento di
Lester Del Rey e
La trilogia interplanetaria di
C.S. Lewis) alla
fantastoria (su tutti
La svastica sul sole di
Philip K. Dick); dai romanzi utopici-distopici (
Notizie da nessun luogo del già citato
Morris e diversi romanzi di
H.G. Wells;
Fahrenheit 451 di
Ray Bradbury e
Arancia meccanica di
Anthony Burgess) alla
new wave di
Brunner e
Dick ma anche di
James Ballard,
Stanislaw Lem,
Theodore Sturgeon,
Kurt Vonnegut jr. e
Roger Zelazny (giusto per citare i più importanti), che rigetta i temi propri della fantascienza classica per focalizzarsi su tematiche quali razzismo, sesso, droga e inquinamento, marcatamente rivolte agli abissi della mente umana; passando per la fantascienza "pastorale" di
Clifford Simak, che miscela elementi bucolici ed etici. Discorso analogo vale per lo
scientific romance (quello di
Jules Verne e dei
Arthur Conan Doyle,
H. Rider Haggard,
Emilio Salgàri e
Wells fantastici, per intenderci), antesignano della moderna fantascienza, e per la "narrativa d'anticipazione" - per giusto andrebbero considerati di-genere testi antichissimi quali
L'uomo sulla Luna del vescovo
Francis Godwin,
L'utopìa di
Tommaso Moro,
La città del sole di
Tommaso Campanella e addirittura alcuni dialoghi di
Platone, opere di
Voltaire e antichi "resoconti" greci e latini (ad es.
La storia vera di
Luciano di Samosata); o quantomeno romanzi risalenti al XVII e XVIII sec., come il
Frankenstein di
Mary Shelley e
I viaggi di Gulliver di
Jonathan Swift: ormai assurti a pieno titolo al rango di classici e per i quali, ovviamente, si tace sulla loro origine pseudo-scientifica (o metascientifica).